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Di riuso, robot, pinguini e fini allegorie.

Uno dei concetti chiave dell’idea di lingua 2.0 è il fatto che la lingua altro non sia che un mosaico di frammenti di codice di cui ci siamo appropriati in tempi più (come un apprendente di L2) o meno (i nativi, da bambini) recenti, come in un puzzle linguistico (appunto) di cui però dobbiamo procurarci i pezzi uno ad uno. Tutti noi continuiamo a riutilizzare questi frammenti, remixandoli e rimodellandoli a seconda delle nostre necessità, momento per momento.
Il frammento, significante, si applica in un certo modo in un certo contesto, dando ma anche acquisendo significato , in un opera continua di rinegoziazione.
Il parlante meno esperto sarà principalmente guidato dal significato (secondo lui) portato dal frammento di lingua, ma mano a mano che questi domina con più sicurezza lo strumento linguistico, si permetterà di giocarci, vedrà il frammento da altri punti di vista, lo utilizzerà in maniera non convenzionale, assegnando così lui stesso nuovo significato (parallelo, non alternativo) al vecchio frammento, così ringalluzzito di nuova vita.
Che poi, tutto ciò altro non è che il caro vecchio (e già citato in tesi, §1.5) Bricolage di Claude Levi-Strauss.

Dalla Galleria delle Creature di Robotologica: Fabrizio Bellini – 22/12/2012 – Invio – Lo Scrittore – Membro del Popolo dei Tasti

Perché mi è venuto in mente tutto questo? Perché ho recentemente scoperto una geniale iniziativa chiamata DINAMICA, di cui mi ha particolarmente colpito il progetto chiamato ROBOTOLOGICA, che si basa su principi analoghi a quelli qui sopra espressi, seppure da me applicati alla lingua.
Pezzi, magari da altri considerati privi di valore, vengono raccolti e messi a disposizione di chiunque: di lì prima o poi passerà qualcuno che in loro vedrà qualcosa, del valore, un significato particolare, e assegnandoglielo quel frammento che si pensava inutile potrà diventare la bocca di un cantante, il casco di un operaio o addirittura un sottomarino (altro che sprechi!)!

Chi apprende una lingua fa la stessa cosa, prendendo frammenti di una conversazione qualsiasi della quale si è riusciti a cogliere un passaggio significativo, a conferma che quell’espressione che abbiamo sentito si usa proprio così, oppure una parola letta su un cartello, una pubblicità, sentita in uno spot pubblicitario alla radio in taxi. Frammenti di lingua apparentemente senza valore, ma che per chi impara ce l’hanno, essendo lì liberamente a disposizione per essere presi e riutilizzati, la sintassi ricalcata, la morfologia  prima intuita, poi dedotta e infine acquisita.

Pezzi vecchi che tornano a vivere, rimessi in giro da nuove idee in un processo creativo che non si ferma. Inarrestabile. Come un robot. Un Terminator :).

Magari, chissà, si potrebbe collaborare con Robotologica…il progetto potremmo chiamarlo Bumblebee :)…come al solito, più idee che tempo, ma stay tuned e vedremo che se po ffa’.

P.s.- Intanto potete spararvi tutti i robot dalla galleria delle creature di Robotologica, e se volete andarli a trovare li trovate in via Cartolari 42 a Perugia, e i loro contatti li trovati qui.

P.p.s. – Questa cosa del riuso mi ha fatto venire in mente un’altra cosa (beati collegamenti…), una battuta del Pinguino in Batman – Il ritorno (min 2.35):

“Non metterti in imbarazzo con me, Max. Tanto io so tutto di te. Quello che tu nascondi, io lo scopro. Quello che tu getti nel tuo cesso, io metto a nero e moda sul mio manto. Chiara la fine, allegoria?”

o in originale

“Don’t embarass yourself Max. I know all about you. What you hide I discover. What you put in your toilet…I place on my mantle…get the picture?”

(Peraltro, scoperta interessante fatta grazie alla scrittura di questo post: http://www.subzin.com, sito che permette di cercare citazioni all’interno di film e serie tv a partire dai sottotitoli. Perfetto. Frammenti di lingua riutilizzabili. Perfetto. Quelli in questione li trovate qui)

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