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Il dado dell’esperienza.

Le nostre parole sono il condensato della nostra vita, e rimandandosi l’una all’altra tracciano il personalissimo disegno della nostra esperienza.

Now, THAT’s a rete semantica.

Le parole giuste non si dimenticano mai.

Spesso, soprattutto se stiamo imparando una nuova lingua, ci ritroviamo a rincorrere le parole.
Ci profondiamo in titanici sforzi per possederle, averle a portata di mano quando ci servono, per poterle poi scegliere e usare. Ma siamo sicuri che sia davvero questo il modo giusto?
Secondo me no. Non abbiamo capito davvero come funzionano le parole.

Le parole sono spiriti liberi, che cercano l’amore vero. Rimangono con te solo se sentono che tu, in quel preciso momento, non vuoi nient’altro che loro, avevi solo e davvero bisogno proprio di loro, di una di loro in particolare.

Non le puoi imbrogliare, perché loro lo sanno. Non c’è modo di trascinare la storia, perché loro, senza cattiveria, molto serenamente, semplicemente, non si tratterranno con te.

Le parole sono amanti mature, non sono gelose.
Sanno di essere perfette per te in una determinata circostanza, un determinato momento in cui farete l’uno per l’altra in maniera perfetta, combaciando a tempo come due ballerini che si avvicinano e allontanano, seguendo il ritmo, armonicamente.

Le parole sanno quello che vogliono, e tu? Le parole non si fanno portare da qualche parte da te solo per farti piacere. Ci vengono solo se è qualcosa che fa davvero per loro, dove si sentono a loro agio.

E qui iniziamo ad affrontare davvero il come gestire una relazione felice con le parole.

Le parole sanno perfettamente cosa fa per loro, e la loro maturità le rende immuni alla gelosia. Sanno che, data una certa occasione, non potrai fare nient’altro che cercare una di loro, quella di loro in particolare che è perfetta per quel momento. Solo in quel momento, dunque, lei vorrà stare con te, perché solo così può realizzarsi appieno. Se tu non dovessi cercare lei, se non ti presentassi all’appuntamento, pur potendo, pur conoscendola, magari per leggerezza o mancanza di consapevolezza, scegliendo magari, alla fine, un’altra, beh, tks, sei tu che ci rimetti, sei tu l’inappropriato, l’inconsapevole.
E quell’altra, la scelta, potrai anche provare a portarla dove vuoi, ma le parole non sono ipocrite, e non potrà fingere di essere a suo agio. E tu saprai, ti renderai conto di aver scelto la parola sbagliata.

L’errore, in fondo, è proprio quello di pensare di poter scegliere la parola giusta, di essere noi quelli che scelgono. L’unica libertà che ci è data, in realtà, è quella di essere, per ogni momento, davvero in sintonia con noi stessi. E non è poco. Avere la consapevolezza, momento per momento della nostra vita, di qual è davvero il nostro stato d’animo, equilibrio, interesse, stimolo, felicità. Allora le parole verranno da sé, saranno loro a presentarsi a noi. Maggiore la consapevolezza, la sensibilità alle sfumature, maggiore la varietà di parole diverse che conosceremo nel corso della vita.

Andranno e verranno, non lasciandoci mai soli, perché per ogni momento ci sarà una parola perfetta con cui danzare. Una volta conosciute, al momento giusto, saranno loro a ripresentarsi. E come loro non sono gelose, capendo perfettamente di non poterti trattenere all’infinito in quel momento perfetto, al tempo medesimo a noi non è concesso d’esser possessivi con loro. Perché le parole sono di tutti, ed è proprio questo a renderle speciali.

Danzare con una parola significa entrare in contatto con un altro ballerino, così che, in un brevissimo e perfetto istante, due consapevolezze si toccheranno e condivideranno qualcosa, grazie alla parola. L’altro, proprio come noi, in quel momento aveva scelto lei, e lei, passando dall’uno all’altro realizza la sua vita, connettendo quei due momenti perfetti. Noi ballerini ci ricorderemo per sempre di lei, di quel momento in cui quella parola ci ha uniti, ci ha fatto entrare in contatto, ci ha permesso di toccarci.

È, dunque, la perfezione del momento che ci permette di ricordare la parola.

Per questo, per ricordarci le parole, non dobbiamo inseguire loro, poichè ci sfuggiranno sempre. Dobbiamo invece lavorare su noi stessi, affinando la conoscenza di noi, la nostra consapevolezza, per essere sempre pronti ad accogliere tutte le parole che si susseguiranno, verranno da noi, e che non ci dimenticheremo mai.

 

Di riuso, robot, pinguini e fini allegorie.

Uno dei concetti chiave dell’idea di lingua 2.0 è il fatto che la lingua altro non sia che un mosaico di frammenti di codice di cui ci siamo appropriati in tempi più (come un apprendente di L2) o meno (i nativi, da bambini) recenti, come in un puzzle linguistico (appunto) di cui però dobbiamo procurarci i pezzi uno ad uno. Tutti noi continuiamo a riutilizzare questi frammenti, remixandoli e rimodellandoli a seconda delle nostre necessità, momento per momento.
Il frammento, significante, si applica in un certo modo in un certo contesto, dando ma anche acquisendo significato , in un opera continua di rinegoziazione.
Il parlante meno esperto sarà principalmente guidato dal significato (secondo lui) portato dal frammento di lingua, ma mano a mano che questi domina con più sicurezza lo strumento linguistico, si permetterà di giocarci, vedrà il frammento da altri punti di vista, lo utilizzerà in maniera non convenzionale, assegnando così lui stesso nuovo significato (parallelo, non alternativo) al vecchio frammento, così ringalluzzito di nuova vita.
Che poi, tutto ciò altro non è che il caro vecchio (e già citato in tesi, §1.5) Bricolage di Claude Levi-Strauss.

Dalla Galleria delle Creature di Robotologica: Fabrizio Bellini – 22/12/2012 – Invio – Lo Scrittore – Membro del Popolo dei Tasti

Perché mi è venuto in mente tutto questo? Perché ho recentemente scoperto una geniale iniziativa chiamata DINAMICA, di cui mi ha particolarmente colpito il progetto chiamato ROBOTOLOGICA, che si basa su principi analoghi a quelli qui sopra espressi, seppure da me applicati alla lingua.
Pezzi, magari da altri considerati privi di valore, vengono raccolti e messi a disposizione di chiunque: di lì prima o poi passerà qualcuno che in loro vedrà qualcosa, del valore, un significato particolare, e assegnandoglielo quel frammento che si pensava inutile potrà diventare la bocca di un cantante, il casco di un operaio o addirittura un sottomarino (altro che sprechi!)!

Chi apprende una lingua fa la stessa cosa, prendendo frammenti di una conversazione qualsiasi della quale si è riusciti a cogliere un passaggio significativo, a conferma che quell’espressione che abbiamo sentito si usa proprio così, oppure una parola letta su un cartello, una pubblicità, sentita in uno spot pubblicitario alla radio in taxi. Frammenti di lingua apparentemente senza valore, ma che per chi impara ce l’hanno, essendo lì liberamente a disposizione per essere presi e riutilizzati, la sintassi ricalcata, la morfologia  prima intuita, poi dedotta e infine acquisita.

Pezzi vecchi che tornano a vivere, rimessi in giro da nuove idee in un processo creativo che non si ferma. Inarrestabile. Come un robot. Un Terminator :).

Magari, chissà, si potrebbe collaborare con Robotologica…il progetto potremmo chiamarlo Bumblebee :)…come al solito, più idee che tempo, ma stay tuned e vedremo che se po ffa’.

P.s.- Intanto potete spararvi tutti i robot dalla galleria delle creature di Robotologica, e se volete andarli a trovare li trovate in via Cartolari 42 a Perugia, e i loro contatti li trovati qui.

P.p.s. – Questa cosa del riuso mi ha fatto venire in mente un’altra cosa (beati collegamenti…), una battuta del Pinguino in Batman – Il ritorno (min 2.35):

“Non metterti in imbarazzo con me, Max. Tanto io so tutto di te. Quello che tu nascondi, io lo scopro. Quello che tu getti nel tuo cesso, io metto a nero e moda sul mio manto. Chiara la fine, allegoria?”

o in originale

“Don’t embarass yourself Max. I know all about you. What you hide I discover. What you put in your toilet…I place on my mantle…get the picture?”

(Peraltro, scoperta interessante fatta grazie alla scrittura di questo post: http://www.subzin.com, sito che permette di cercare citazioni all’interno di film e serie tv a partire dai sottotitoli. Perfetto. Frammenti di lingua riutilizzabili. Perfetto. Quelli in questione li trovate qui)