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#ParolaNuova! “Nonce”. Ovvero, è facile imparare un’altra lingua se sai come farlo.

Ovvero, conoscere, capire e sfruttare le dinamiche di apprendimento linguistico a nostro vantaggio.

Ieri studiavo e leggevo “Frequency of Use and the Organization of Language”, di Joan Bybee (molto bene).

Ad un certo punto mi sono imbattuto in una parola che non conoscevo: “nonce”.

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La traduzione offerta da wordreference prima, e il link al Collins poi, mi ha dato una vaga idea ma ancora non sapevo bene come inquadrarla, sia a livello di comprensione che, ovviamente, nel potenziale uso attivo.

Avrei potuto continuare la ricerca in solitario, passando da un dizionario all’altro e sfruttando la contestualizzazione, ma l’indipendenza a mio avviso non è sempre un valore, soprattutto quando si sta facendo una cosa come imparare una lingua.

Quindi ho fatto ciò che vado predicando: ho chiesto ad un amico anglofono, su Skype:

[18:42:03] Andrea: doug
[18:42:15] Andrea: excuse me
[18:43:57] Andrea: can I ask you to help me with a word? how do I translate “nonce” as in “…bla bla bla do not extend to nonce verbs such as…”?
[18:44:12] Andrea : tipo “verbi occasionali”…?
Friday, 7 June 2013
[06:04:26] Douglas: my understanding is that a nonce word
[06:04:48] Douglas: is a word created sort of at the spur of the moment
[06:05:13] Douglas: that has meaning but only within a specific temporal context
[06:05:51] Douglas: perhaps a word like ginormous
[06:06:00] Douglas: I don’t know
[06:06:15] Douglas: but a word that is created brand new
[06:06:23] Douglas: to describe something
[06:06:46] Douglas: that presumably is used in that conversation an then dies
[06:06:57] Douglas: except sometimes it catches on 🙂
[06:07:35] Douglas: verbi inventati
[15:29:29] Andrea: uau
[15:29:31] Andrea: ficata!
[15:29:36] Andrea: si dice così???
[15:29:43] Andrea: io ho citato questa cosa nella mia tesi!    [pag. 23, alla fine]
[15:29:47] Andrea: CHE FICATA!
[15:29:51] Andrea: nonce word!
[15:29:53] Andrea: molto bene!
[15:29:57] Andrea: grazie doug!

(Avrei potuto omettere la mia reazione da scolaretto eccitato, ma in fondo perché? L’era analogica costringeva l’identità a maschere ben definite e alternative le une alle altre; l’era digitale facilità l’accostamento, in un approccio più coordinato. “E” piuttosto che “O”, diamine! cit. Larry Wall, pag. 59 )

E così ho imparato una parola nuova! Me l’ha spiegata Doug, e ogni volta che la vedrò e la userò in qualche modo la collegherò a lui. Doug ha condiviso i suoi file di lingua con me, permettendomi di fare un copia-incolla della parte che mi interessava. Questo approccio interattivo gode anche del vantaggio ulteriore che aumenta il carico semantico collegato alla parola, facilitandone la memorizzazione. Come dire, non ho solo imparato la parola, come si scrive, come si legge, etc, in modo da avere solo questi “collegamenti” per riportarla alla memoria (vedendo o sentendo parole che si scrivono o si pronunciano in maniera simile), ma essa sarà contestualizzata nella mia testa in questo momento vissuto, quindi sarà riportata alla memoria anche dal libro che stavo leggendo, da quei concetti nella cui spiegazione era utilizzata, con il mio amico Doug, e così via. In questo modo si ricorda meglio. In questo modo, si imparano le lingue. Lo sa chiunque ne abbia mai imparata una.

Imparare una lingua significa scambiarsi i pezzi per costruire la piattaforma comune su cui comunicare, come da me già ampiamente dibattuto in altre sedi più formali. La consapevolezza di queste dinamiche le favorisce. Il web è uno strumento che può facilitare questo scambio. Strumenti come @Tweetaliano vogliono servire esattamente a questo, a supportare queste dinamiche, a favorire l’incontro di condivisori di pezzi di lingua, in questo caso dell’italiano. Ovviamente si può fare altrettanto per qualsiasi altra lingua, l’importante è capire queste dinamiche cognitive, e sfruttare gli strumenti a nostra disposizione per assecondarle e supportarle.

 

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Call Me Maybe

Lingua 2.0…pezzi di lingua smontati e rimontati per dire cose sempre nuove…mmm…aspetta…dove l’ho già vista ‘sta cosa? O meglio, “Chi ci ricorda questa vignetta?” (cit. La Settimana Enigmistica…e a proposito di citazioni, stay tuned…).

Ah!

Già!

Mister Obama! (altra citazione…)

Di riuso, robot, pinguini e fini allegorie.

Uno dei concetti chiave dell’idea di lingua 2.0 è il fatto che la lingua altro non sia che un mosaico di frammenti di codice di cui ci siamo appropriati in tempi più (come un apprendente di L2) o meno (i nativi, da bambini) recenti, come in un puzzle linguistico (appunto) di cui però dobbiamo procurarci i pezzi uno ad uno. Tutti noi continuiamo a riutilizzare questi frammenti, remixandoli e rimodellandoli a seconda delle nostre necessità, momento per momento.
Il frammento, significante, si applica in un certo modo in un certo contesto, dando ma anche acquisendo significato , in un opera continua di rinegoziazione.
Il parlante meno esperto sarà principalmente guidato dal significato (secondo lui) portato dal frammento di lingua, ma mano a mano che questi domina con più sicurezza lo strumento linguistico, si permetterà di giocarci, vedrà il frammento da altri punti di vista, lo utilizzerà in maniera non convenzionale, assegnando così lui stesso nuovo significato (parallelo, non alternativo) al vecchio frammento, così ringalluzzito di nuova vita.
Che poi, tutto ciò altro non è che il caro vecchio (e già citato in tesi, §1.5) Bricolage di Claude Levi-Strauss.

Dalla Galleria delle Creature di Robotologica: Fabrizio Bellini – 22/12/2012 – Invio – Lo Scrittore – Membro del Popolo dei Tasti

Perché mi è venuto in mente tutto questo? Perché ho recentemente scoperto una geniale iniziativa chiamata DINAMICA, di cui mi ha particolarmente colpito il progetto chiamato ROBOTOLOGICA, che si basa su principi analoghi a quelli qui sopra espressi, seppure da me applicati alla lingua.
Pezzi, magari da altri considerati privi di valore, vengono raccolti e messi a disposizione di chiunque: di lì prima o poi passerà qualcuno che in loro vedrà qualcosa, del valore, un significato particolare, e assegnandoglielo quel frammento che si pensava inutile potrà diventare la bocca di un cantante, il casco di un operaio o addirittura un sottomarino (altro che sprechi!)!

Chi apprende una lingua fa la stessa cosa, prendendo frammenti di una conversazione qualsiasi della quale si è riusciti a cogliere un passaggio significativo, a conferma che quell’espressione che abbiamo sentito si usa proprio così, oppure una parola letta su un cartello, una pubblicità, sentita in uno spot pubblicitario alla radio in taxi. Frammenti di lingua apparentemente senza valore, ma che per chi impara ce l’hanno, essendo lì liberamente a disposizione per essere presi e riutilizzati, la sintassi ricalcata, la morfologia  prima intuita, poi dedotta e infine acquisita.

Pezzi vecchi che tornano a vivere, rimessi in giro da nuove idee in un processo creativo che non si ferma. Inarrestabile. Come un robot. Un Terminator :).

Magari, chissà, si potrebbe collaborare con Robotologica…il progetto potremmo chiamarlo Bumblebee :)…come al solito, più idee che tempo, ma stay tuned e vedremo che se po ffa’.

P.s.- Intanto potete spararvi tutti i robot dalla galleria delle creature di Robotologica, e se volete andarli a trovare li trovate in via Cartolari 42 a Perugia, e i loro contatti li trovati qui.

P.p.s. – Questa cosa del riuso mi ha fatto venire in mente un’altra cosa (beati collegamenti…), una battuta del Pinguino in Batman – Il ritorno (min 2.35):

“Non metterti in imbarazzo con me, Max. Tanto io so tutto di te. Quello che tu nascondi, io lo scopro. Quello che tu getti nel tuo cesso, io metto a nero e moda sul mio manto. Chiara la fine, allegoria?”

o in originale

“Don’t embarass yourself Max. I know all about you. What you hide I discover. What you put in your toilet…I place on my mantle…get the picture?”

(Peraltro, scoperta interessante fatta grazie alla scrittura di questo post: http://www.subzin.com, sito che permette di cercare citazioni all’interno di film e serie tv a partire dai sottotitoli. Perfetto. Frammenti di lingua riutilizzabili. Perfetto. Quelli in questione li trovate qui)

Ecco un esempio concreto di quello che intendo quando affermo che secondo me la lingua va vista come un tool 2.0 (e ciò è valido sempre, ma diventa particolarmente evidente quando la analizza mentre viene appresa in un contesto L2).
Qualcuno potrà rimanere stupito, in quanto l’approccio è radicalmente diverso da quello tradizionale; le basi teoriche, tuttavia, ci sono e sono solide, per cui se l’idea vi incuriosisce e stimola sappiate che è di questo genere di cose che si discuterà (spero con il vostro contributo) su queste pagine.

Il Gobbi's unauthorized blog

Non mi chiedete il perché o il per come, ma stamattina mi è venuta in mente questa: l’avete visto Transformers, il film? Ecco, avete presente Bumblebee, la Camaro gialla che parla tramite l’autoradio? Prende spezzoni di trasmissioni radio inerenti a quello che vuole comunicare e li riusa, “ritagliandoli”, per esprimersi.

Ora, ce l’avete presente Homer, il bimbo iraniano studiato da Judy Warner-Gough alla base dell’ipotesi interazionista di Long? Quello di “Where are you going is home”? (Se non ce l’avete presente, pag. 63 del pdf, o 49 del testo) Ecco, praticamente Bumblebee fa la stessa cosa: utilizza spezzoni di lingua a sua disposizione e li rielabora per comunicare, come, per l’appunto, un apprendente di lingua in contesto L2.

Bumblebee può permettersi di comunicare in tal modo perché ha a disposizione un database molto vasto a cui fare riferimento, prendendo ciò che gli fa comodo e adattandolo alle proprie necessità comunicative…

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