Marylin Manson, Graffi e Scalise, Roman Jakobson, la funzione poetica e metalinguistica.

Mettendomi al lavoro, apro il mio quaderno di appunti, e trovo una nota fatta qualche tempo fa rileggendo il caro vecchio Graffi Scalise (Se siete completamente digiuni di linguistica generale e volete farvi un’idea è il manuale che potrebbe fare per voi. Io ho iniziato da lì, quando non ne sapevo davvero nulla.) che mi ha fatto ritornare su quanto scritto ieri.

Leggevo delle funzioni del linguaggio descritte da Roman Jakobson, in particolare della funzione metalinguistica e quella poetica.
La funzione metalinguistica è quella in cui si usa il codice per parlare del codice stesso, cioè si descrive la lingua con la lingua. È quella competenza fondamentale che si sviluppa mentre si impara un’altra lingua, che ci permette di fare parallelismi tra la nostra lingua madre e e quella che stiamo imparando. Dire, per esempio, che “disposable” in italiano si dice “usa e getta” e in francese “jetable” è dotare il nostro messaggio di una forte componente metalinguistica. Lo sviluppo di tale competenza, ve ne renderete ben conto, va di pari passo con l’acquisire un altra lingua, ed è proprio quella competenza che ci fa dire che imparata una lingua, e poi un’altra, e magari un po’ di un’altra, beh quelle dopo sono più facili. Sono più facili perché abbiamo sviluppato nel frattempo una competenza metalinguistica grossa così, e quindi non ci fa paura più (quasi) niente.

La funzione poetica, invece, e cito Graffi Scalise:

è forse la più complessa. Secondo Jakobson si realizza la funzione poetica  quando il messaggio che il parlante invia all’ascoltatore è costruito in modo tale da costringere l’ascoltatore a ritornare sul messaggio stesso per apprezzarne il modo in cui è formulato (per la scelta dei suoni, delle parole, dei giri di frase, ecc.).

Ritornare sul messaggio è quello che facciamo sempre quando stiamo imparando un’altra lingua. Tutto è importante per noi, ogni singola espressione, parola, uso contestuale rappresenta per noi una miniera d’oro linguistica, anche se stiamo soltanto ascoltando come si ordina il prosciutto cotto o come si presentano due persone. Perché è così che impariamo.
I miei appunti mi segnalano proprio questa riflessione: come cioè lo sviluppo di competenza metalinguistica sia potenzialmente facilitata dall’esposizione ad un messaggio che veicoli una forte funzione poetica. Questo non significa che bisogna necessariamente mettersi a leggere poesia eh. Se vi piace fate pure, ma i punti principali sono a mio avviso più generali, e cioè

  • cercare di semplificare il messaggio da un punto di vista grammaticale (foreigner talk) ad uno straniero che impara non serve a granché, anzi.
  • è molto più efficace per chi impara esporsi a messaggi anche complessi ma significativi, unendo la forte motivazione che ci viene dall’interesse a decifrare quelle frasi con la loro complessità semantica. Attraverso la complessità semantica, cioè di significato, saremo costretti ad analizzare più da vicino quel messaggio, ricordandone meglio così la struttura.

(Che poi non l’ho detto io. Riporto solamente l’ottimo Cardona, a pagina 94-95, che nei circoli accademici gode di maggiore stima rispetto al sottoscritto e quindi ve lo vendete meglio.)

Riducendo i paroloni all’osso, ciò significa che è inutile ammazzarsi di grammatica (struttura) di per sé, e che le nostre energie sono molto meglio spese se ci esponiamo a cose che ci piacciono e ci interessano (fidanzarsi in un’altra lingua è sempre un’ottima idea, da un punto di vista strettamente glottodidattico. Questo invece potete dire che l’ho detto io.).
Da qui il collegamento a Marylin Manson, sulla scorta di quanto raccontato ieri, che cito:

Fu in quell’ultima occasione però che mi ritrovai pronto a ritenere quell’informazione, creando quei collegamenti tra il concetto di usa e getta e il significato figurato che Marylin Manson gli aveva attribuito, rendendolo così più saliente, più profondo e e più complesso, perfetto per lasciare il segno.

Se poi vi piace il discorso canzoni/apprendimento linguistico vi segnalo che anche questa cosa che ho scritto (ero sobrio, giuro) ispirato da un concerto di Brunori SAS.

Buon ferragosto!

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